TESI DI LAUREA

Salve a tutti. Mi chiamo Federica Spinelli e sono una laureanda in mediazione linguistica all’Università Gregorio VII di Roma. Per avere più informazioni su di me allego quì il mio curriculum.

Essendo io in procinto di laurearmi condivido anche la mia tesi e i corrispondenti video di presentazione in italiano ed inglese. https://www.youtube.com/watch?v=s8UHWLlJvWA&t=13s https://www.youtube.com/watch?v=f_qwKVOaI-o

TESI DI LAUREA

Salve a tutti. Mi chiamo Federica Spinelli e sono una studentessa laureanda dell’università per mediatori linguistici Gregorio VII. Aggrego qui il mio curriculum per maggiori informazioni su di me.

Essendo io in procinto di laurearmi condivido dunque la mia tesi e i video di presentazione. Spero siano di vostro gradimento, per l’attenzione.

https://www.youtube.com/watch?v=f_qwKVOaI-o https://www.youtube.com/watch?v=s8UHWLlJvWA&t=13s

Tesi e Curriculum

Sono Federica Spinelli una studentessa dell’ultimo anno di mediazione linguistica a Roma dell’università Gregorio VII. Sono nata a Napoli ma ho vissuto tutta la mia vita in provincia di Parma, in un paesino chiamato Busseto.

Allego qui di seguito il mio curriculum: file:///C:/Users/feder/Desktop/curriculum.pdf

Sto per laurearmi quindi lascio anche la mia tesi e i video esplicativi in italiano e in inglese: https://www.youtube.com/watch?v=N2s6MymdHMY https://www.youtube.com/watch?v=s8UHWLlJvWA

CAMBIAMENTO CLIMATICO

Il cambiamento climatico è già in atto e non può che continuare: le temperature sono in aumento, l’andamento delle precipitazioni sta variando, il ghiaccio e la neve si stanno sciogliendo e il livello medio del mare si sta innalzando a livello globale. È molto probabile che il riscaldamento sia dovuto principalmente all’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera, a loro volta dovuto alle emissioni antropogeniche. Per mitigare il cambiamento climatico, dobbiamo ridurre o evitare queste emissioni. Al fine di evitare le conseguenze più gravi del cambiamento climatico, i paesi sottoscrittori della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) hanno concordato di limitare al di sotto dei 2°C l’aumento della temperatura superficiale media globale rispetto al periodo preindustriale. Per conseguire tale obiettivo, le emissioni globali di gas a effetto serra devono raggiungere il picco nel più breve tempo possibile e quindi diminuire rapidamente. Entro il 2050, le emissioni globali devono essere ridotte del 50% rispetto ai livelli del 1990 e tale obiettivo è sostenuto dall’UE. Questi elevati livelli di riduzione tengono conto dei più bassi tassi di riduzione richiesti dai paesi in via di sviluppo.

I gas a effetto serra possono essere di origine sia naturale che antropica. Il più importante gas a effetto serra, di origine naturale e presente nell’atmosfera, è il vapore acqueo. Tuttavia le attività umane rilasciano grandi quantità di altri gas a effetto serra e, aumentandone le concentrazione atmosferiche , incrementano l’effetto serra e il riscaldamento climatico. Le principali fonti di gas a effetto serra generati dall’uomo sono:

  • la combustione di carburanti fossili (carbone, petrolio e gas naturale) dovute alla generazione di energia elettrica, ai trasporti, al settore civile e industriale;
  • l’agricoltura e i cambiamenti nelle destinazioni del suolo, come ad esempio la deforestazione;
  • le discariche;
  • l’uso di gas fluorurati di origine industriale. Diverse iniziative dell’UE mirano a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Dopo aver raggiunto gli obiettivi nell’ambito del protocollo di Kyoto per il periodo che va dal 2008 al 2012, l’UE si è posta come obiettivo da realizzare entro il 2020, una riduzione del 20 % delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. Per realizzare questo obiettivo, l’UE ha istituito un sistema per lo scambio di quote di gas a effetto serra (ETS) all’interno dell’Unione europea e, nell’ambito della proposta di “condivisione dello sforzo” ( Effort Sharing Decision -ESD), ha definito singoli obiettivi nazionali per le emissioni in settori non contemplati da tale sistema. Allo stesso tempo, l’UE ha adottato normative per promuovere l’utilizzo di energie rinnovabili, come quella eolica, solare, idroelettrica e da biomassa, nonché per migliorare l’efficienza energetica di una vasta gamma di apparecchiature ed elettrodomestici. L’UE intende inoltre sostenere lo sviluppo di tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio per intrappolare e immagazzinare la CO2 emessa dalle centrali elettriche e da altri impianti di grandi dimensioni. Nell’ambito di un quadro di politiche in materia di clima ed energia, l’UE si è impegnata a ridurre, entro il 2030, del 40% le emissioni rispetto ai livelli del 1990. Questo è un obiettivo vincolante. L’Unione dell’energia europea, che mira a garantire un’energia sicura, accessibile e rispettosa del clima per l’EU, persegue lo stesso obiettivo.
    Fornendo informazioni sul cambiamento climatico in Europa, l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) sostiene l’attuazione della normativa in materia di mitigazione del cambiamento climatico in Europa, la valutazione delle politiche dell’Unione e lo sviluppo di strategie a lungo termine per mitigare i cambiamenti climatici.

L’AEA lavora a stretto contatto con la Commissione europea, con gli esperti di inquinamento atmosferico e di mitigazione dei cambiamenti climatici dei suoi centri tematici e con la sua rete di esperti nazionali dei paesi AEA.

LE FAKE NEWS

Sempre in costante evoluzione, difficili da individuare e possono colpire chiunque. Sono le malattie del 21esimo secolo, le fake news,  fenomeno al centro del dibattito pubblico dei nostri giorni.

Come si evolvono le fake news? Che problemi causano? Come possono essere combattute?

La diffusione dei social network come piattaforme d’informazione e la velocità delle dinamiche online, dove per ottenere risultati rilevanti a volte si incoraggia la celerità a discapito della qualità dei contenuti, sono due dei fattori che portano all’incremento delle fake news.

Spesso questi articoli sembrano partire da una sorta di verità, sfruttando spesso argomenti di ambito politico, atti a screditare importanti personalità delle istituzioni, o dell’ambito del gossip, con l’intento di screditare personalità influenti. Le fake news sono spesso diffuse anche da comuni cittadini, che attraverso un uso sbagliato dei social network possono esprimere opinioni parziali influenzate da preferenze politiche o su basi errate. Basti pensare a quanto è semplice non accorgersi di una lettera sbagliata nel nome di un quotidiano online.

Secondo l’Ansa, per l’87% degli italiani i social network non offrono più opportunità di apprendere notizie credibili e l’82% degli italiani non è in grado di riconoscere una notizia bufala sul web.

Tuttavia, i colossi di internet stanno sviluppando metodi per contrastare le fake news. Facebook ha iniziato a collaborare con terze parti per il fact checking e l’etichettatura delle notizie potenzialmente false e si sta concentrando sulla differenziazione grafica delle fonti autorevoli da tutte le altre. In Italia ha annunciato l’imminente costruzione di una task force dedicata. Google ha a sua volta messo a punto un piano per permettere a chi produce fact checking di apparire in alto nelle sue ricerche, e di essere associato a contenuti falsi di modo che il lettore, incappando in un risultato di ricerca fake, veda subito sotto la smentita da parte di un ente terzo. Entrambi si sono concentrati soprattutto sul loro ruolo nel mercato della pubblicità online per tagliare l’erba economica sotto i piedi alle fake news.

LA PNL

La sigla PNL sta per programmazione neuro-linguistica e indica una metodologia per cambiare i pensieri e i comportamenti delle persone, allo scopo di aiutarli a raggiungere i risultati desiderati. La PNL nasce negli anni ’70 in California in piena epoca New Age (movimento subculturale costituito da molte correnti psicologiche, sociali e spirituali) e deve il suo successo alla promessa di migliorare la performance lavorativa e raggiungere la felicità attraverso lo sviluppo personale. I fondatori della PNL, lo psicologo Richard Bandler e il linguista John Grinder, sono partiti dalla convinzione di poter identificare i modelli di pensiero e comportamenti di individui di successo per poi insegnarli agli altri.

Una delle tecniche principali è infatti costituita dall’imitazione o, come la definiscono gli adepti, modeling: imitando il linguaggio e i comportamenti delle persone di successo sarebbe possibile fare nostre le loro capacità e raggiungere i loro stessi risultati. La PNL si basa principalmente sull’elaborazione del linguaggio, ma utilizza anche altre tecniche di comunicazione per far sì che le persone cambino i loro pensieri e i loro comportamenti. Il suo funzionamento si fonda sull’idea che le persone operino attraverso “mappe” interne con cui rappresentare il mondo. Individuare tali mappe, ossia esperienze soggettive di ciò che ci circonda, ha l’obiettivo di modificare i nostri orientamenti. Va specificato che la PNL non ha nulla a che vedere con l’ipnosi. Al contrario, agisce attraverso l’uso consapevole del linguaggio per modificarne lo schema mentale. Si tratta di una pratica metodologica che trova un ampio terreno di intervento, utilizzando v a r i e t e c n i c h e i n b a s e a g l i s c o p i d e s i d e r a t i . Partendo dall’idea che il pensiero e il comportamento possano essere modellati, la PNL viene impiegata per: •trattare ansia, fobie e stress, migliorando così le risposte emotive a determinate situazioni; •raggiungere obiettivi professionali di successo (maggiore produttività sul lavoro e motivazione); •rimuovere pensieri e sentimenti negativi associati a un evento passato; •migliorare le proprie capacità comunicative. In genere, mira a far sì che un individuo possa avere maggiore fiducia in sé stesso e a comunicare meglio con gli altri.

A tutt’oggi l’efficacia della PNL non è stata ancora dimostrata, malgrado siano passati più di 40 anni dalla sua ideazione. Alcuni studi degli anni ’80-‘90 hanno comprovato i benefici associati alla PNL. Ad esempio, uno studio pubblicato sulla rivista Counseling and Psychotherapy Research ha rilevato che pazienti in psicoterapia avevano migliorato i sintomi e qualità della vita dopo essere stati trattati in associazione con la metodologia PNL e cure psicoterapeutiche. In sintesi, secondo tali studi, ci sono poche prove per asserire che il metodo funzioni con prove dimostrative, soprattutto quando intende curare la salute delle persone, compresi i disturbi di umore, la gestione del peso e l’abuso di sostanze. A detta degli studiosi, gli effetti positivi sull’impatto del metodo ci sarebbero, ma sono poco esaurienti e poco convincenti. Solo il 18% di tutti le ricerche sulla PNL ha trovato un supporto evidente di causa-effetto alle teorie sottostanti il metodo. https://www.youtube.com/watch?v=anonHx4uBOM&t=4s

CRIME AND PUNISHMENT

La cronaca è uno dei settori principali dell’attività giornalistica. La redazione di un quotidiano registra i fatti secondo l’ordine in cui avvengono. Nel momento in cui le notizie sono lanciate dalle agenzie, sono tutte “fatti di cronaca”. Spetta al giornale assegnare ad esse una categoria ed organizzarle in settori prestabiliti. Tali settori, oltre alla cronaca stessa, sono: politica, esteri, economia, cultura, spettacoli e sport.

La cronaca può essere di vari tipi, tra cui: nera, rosa, bianca, giudiziaria e sportiva. La cronaca nera è il resoconto degli avvenimenti che turbano la regolare convivenza civile (rapine, furti, violenze tra familiari, suicidi, ecc.). I fatti di cronaca sono solitamente correlati a operazioni di polizia e reati come omicidi, rapine, furti, violenze, incidenti, ecc.

L’attività di ricerca e verifica è lunga e complessa; pensare che basti avere un pc per risolvere il problema è errato. Un buon giornalista di inchiesta deve mantenere una visione globale delle cose, intrecciare i fatti, confrontarli. È un lavoro lungo ed articolato.

L’ostacolo più grosso che si può incontrare nel corso di un’inchiesta è quando tutti gli elementi rilevati fanno credere una cosa, ma la realtà si rivela essere tutt’altra. La possibilità di errore c’è, dato che tutto porta verso una direzione. Si può cadere in inganno, ma lo si fa in modo involontario.

Ci sono modi di cadere in inganno, per esempio a volte si è partecipi di un clima di isteria generale; ci si lascia trascinare, si ragiona con la pancia e non con la testa. Pensiamo ad un caso di cronaca nera nel quale l’imputato sia oggettivamente antipatico o colpevole di altri reati; l’opinione pubblica tenderà a giudicarlo colpevole.

Fortunatamente poi c’è il processo, dove l’onda emotiva non dovrebbe entrare. La Costituzione garantisce la presunzione di innocenza. Per quello che riguarda il procedimento penale, al contrario di quanto si possa credere non offre certezze. Altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo abbiamo un Pm; che è ricontrollato dal Gip; poi si deve passare dal Gup; quindi, nel caso di omicidi, la Corte d’Assise; la Corte d’Assise d’appello; il ricorso in Cassazione e, come se non bastasse, il nostro ordinamento prevede la revisione del processo.

E’ dunque impossibile giungere ad una verità ‘vera’. Il processo è un rito con regole per arrivare ad una verità. Ma non sempre ci si riesce; a volte è possibile, altre no. Ma fa parte del gioco. L’importante è non avere fretta di trovare un colpevole.

A volte può succedere che il colpevole non venga riconosciuto perché ha alibi credibili e la sua colpevolezza sarebbe inverosimile. Ma solo perché la faccenda è inverosimile non vuol dire che non sia accaduta.

Parlando di differenze tra Italia e resto del mondo, vediamo come negli Usa i media partecipano più alla fase pre-dibattimento e meno a quella successiva: si ritiene che più è ampia la discussione e più è facile arrivare alla verità. Ma anche lì, nel tempo, si è assistito ad un cambiamento del giornalismo investigativo; si è un po’ imbastardito dopo aver fatto scuola. Oggi il giornalismo americano sconfina nel pettegolezzo, nell’attacco personale. Gli americani hanno perso fiducia nel fatto che il giornalismo sia il cane da guardia della democrazia.

Anche da un punto di vista temporale le cose sono cambiate: una volta occorreva più tempo per realizzare un’indagine giornalistica; oggi c’è l’illusione di poter fare tutto da casa. Ma questo è vero solo parzialmente. Dal pc non puoi fare tutto; solo quando sei sul luogo ti rendi conto di alcune cose. Internet offre l’illusone di apparente facilità, ma non è così. https://www.youtube.com/watch?v=owXzx6YL0e4&t=7s

LA PORTA ALCHEMICA

Piazza Vittorio è uno dei punti più vivace di roma. Ma un tempo la zona dell’Esquilino era territorio periferico rispetto alla città, dove trovavano dimora i facoltosi romani che volevano risiedere in aree suburbane. Così fece nella metà del 1600 Massimiliano Palombara, marchese di Pietraforte, che scelse di vivere in Villa Palombara, di cui rimane solo una testimonianza: la Porta Magica o Porta Alchemica.

É l’unica conservata delle 5 porte della villa, demolita nel 1800 per far spazio alla costruzione dell’attuale piazza. Ma perchè l’intera villa è stata demolita e la porta è stata conservata per più di 400 anni?

La porta sembra avere un valore magico. Tutto intorno, inciso nel travertino, reca simboli, formule e versi che conducono al mondo dell’alchimia. Il marchese Palombara infatti, come molti signori acculturati dell’epoca, era interessato al mondo alchemico ed esoterico, ed era membro dell’ordine dei Rosacroce. Villa Palombara era un importante punto di ritrovo di alchimisti e cultori delle scienze esoteriche. Proprio qui trovò ospitalità un pellegrino intento a raccogliere erbe fuori dalla tenuta, convinto di poterle trasformare in oro. Si dice che fosse Giuseppe Borri, passato alla storia come medico e alchimista, condannato dal tribunale dell’Inquisizione per i suoi studi.

Secondo la leggenda, un pellegrino fu ospitato nella villa per una notte. Costui, identificabile con l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, trascorse quella notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l’oro. Il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro di sè alcune pagliuzze d’oro, frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale.

Il marchese cercò inutilmente di decifrare il contenuto del manoscritto con tutti i suoi simboli ed enigmi, finché decise di renderlo pubblico facendolo incidere sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a comprenderli. La storia e la leggenda si intrecciano, e molte sono le versioni dei fatti che circolano. Ad oggi non è del tutto chiara la vera storia della porta magica di Piazza Vittorio, ma la si può ancora ammirare e conoscere con visite guidate. https://www.youtube.com/watch?v=XUuPaw9YAKo&feature=youtu.be

L’ARTE DEL MIGRARE

Migrare significa trasferirsi temporaneamente o stabilmente in un paese straniero o in un luogo diverso da quello natio, per lo più alla ricerca di nuove occupazioni o di più soddisfacenti condizioni di vita a causa di gravi difficoltà economiche.

Cercando disperatamente delle mostre interessanti che potessero lasciarmi delle sensazioni positive (o almeno delle sensazioni) navigando nel web ho trovato ahimè troppo tardi una bellissima mostra a Firenze, Palazzo Strozzi, dell’artista cinese Ai Weiwei, da molti occidentali considerato il simbolo della lotta per la libertà d’espressione nel suo paese. All’interno era illustrata tutta la carriera dell’artista che già un’altra volta nel 2016 aveva affrontato un tema abbastanza importante: l’immigrazione. (https://federicablog.home.blog/2019/05/31/immigrazione/ )

Quest’anno Ai Weiwei ha posizionato 22 gommoni arancioni che inquadrano le bifore della severa facciata a bugnato della residenza medicea. I gommoni sono, ovviamente, il simbolo della tragedia dei migranti che approdano sulle coste d’Europa; l’opera, intitolata Reframe, è arcinota per aver sollevato indignate polemiche da parte di molti critici così come del pubblico, che accusano l’artista di aver speculato cinicamente sul dolore e la morte in mare di migliaia di persone. Nel 2016 era saltato all’occhio rivestendo di 14.000 giubbotti di salvataggio le colonne della Konzerthaus di Berlino, intervento preceduto da un suo soggiorno sull’isola di Lesbo, durante il quale aveva raccolto materiale e numerosi autoscatti con migranti.

Incuriosita da come un tema così pesante potesse essere poi traslato in materia artistica, mi sono imbattuta nella scoperta di un progetto da ritenere interessante. Si tratta di un progetto che ha visto impegnato Bryan McCormack in un lungo viaggio per più di un anno a più riprese negli squat e nei campi profughi di Italia, Francia, Inghilterra, Grecia, Turchia e Balcani. In queste visite l’artista ha raccolto più di 400 disegni di 200 migranti di quindici nazionalità, di diversa lingua, età, provenienza sociale e grado d’istruzione. Tra questi, molti bambini e ragazzi non accompagnati. Ognuno è stato invitato a disegnare, su tre fogli, una rappresentazione del proprio passato, del proprio presente, e del proprio futuro. Il progetto infatti viene intitolato Yesterday-Today-Tomorrow. Ogni serie di disegni costituisce, insieme alla memoria intangibile dell’artista stesso davanti al quale sono stati realizzate e che può decodificarle conoscendone la storia attraverso il racconto orale, tutto ciò che emerge alla nostra conoscenza dell’individualità di persone per lo più recalcitranti, per paura di essere arrestate e cacciate, a testimoniare la propria presenza in un luogo. Persone costrette a nascondersi, a sparire nello stato di illegalità cui le contraddizioni delle nostre regole di accoglienza le condannano. https://www.youtube.com/watch?v=19LNRmf5mRg

In questo caso, l’artista si priva completamente del proprio ruolo di autore, di detentore di un qualsivoglia mezzo espressivo, e con questo della patente di artisticità data al lavoro dal suo intervento. Arte non è più la qualità di un oggetto, o la capacità di creazione/ideazione da parte di un soggetto protagonista, ma ascolto, raccolta, ricordo, testimonianza, comune disposizione di tutti al racconto. La possibilità di esprimersi attraverso un linguaggio visivo e di essere recepiti offre nuova appartenenza, cerca di dare ad ogni individuo la propria voce.

Federica Spinelli

IMMIGRAZIONE

Fra i tanti avvenimenti che hanno caratterizzato la storia, uno dei più importanti è sicuramente l’emigrazione. I motivi per cui le persone vanno all’estero sono: la religione, la politica, ma soprattutto la situazione economica. Fin dalla preistoria, l’uomo si spostava da un territorio all’altro, in cerca di cibo, e di un posto accogliente per vivere. Se ci pensiamo bene, sono le stesse cose che una persona ha bisogno oggi: stabilità economica e lavoro. Il popolamento di alcuni paesi del mondo, si deve, in gran parte, a questo fenomeno; nel secolo scorso, paesi extra- europei ricchi di risorse naturali, hanno incoraggiato la migrazione di alcuni popoli. Tra il 1870 ed il 1970, circa 27 milioni d’italiani lasciarono l’Italia per andare a vivere all’estero; le mete più ambite erano: l’America latina e gli Stati Uniti. Agli inizi del ‘900, più della metà della popolazione di Buenos Aires era composta da italiani; questi ultimi sono stati una parte integrante della forza lavoro della Francia, Svizzera e Germania. L’Italia del sud, è sempre stata più arretrata rispetto al nord, ed infatti la maggior parte degli emigranti provenivano dal settentrione.


Oggi si ha un’emigrazione da parte dei giovani in cerca di un lavoro più vantaggioso. Negli ultimi decenni l’immigrazione nel mondo è in piena espansione, perché ai classici emigranti si sono aggiunte le persone che chiedono asilo politico e protezione, fuggendo dai Paesi devastati dalla guerra. Bisogna ricordare che oltre la principale causa dell’immigrazione (la situazione in cui si trovano al loro paese), gli immigrati sono incentivati nella loro scelta dai capitani delle navi che clandestinamente li portano da noi. Queste persone lucrano sulla difficile situazione delle persone, chiedendo cifre monumentali per un viaggio chiusi in qualche migliaio in una angusta stiva di una nave, senza neanche l’aria per respirare. Allora, pensandoci bene, le persone da accusare non sono gli immigrati, ma sono queste, quelle che sfruttano chi è meno fortunato di loro e chi ha più problemi da risolvere, senza neanche pensare che i ruoli potrebbero essere invertiti.
In altri casi l’emigrazione verso l’Europa è dovuta al sottosviluppo dei Paesi del Sud del mondo, nei quali ogni anno muoiono 50 milioni di persone per fame, dove miseria e disoccupazione peggiorano sempre più le condizioni di vita.
Gli extracomunitari che arrivano in Italia vanno incontro a innumerevoli difficoltà; anzitutto ci sono problemi pratici, come trovare lavoro o una casa, poi, ci sono problemi di natura sociale, quali lo shock da sradicamento, le difficoltà di integrazione e la diffidenza della gente che, a volte, diventa “razzismo”. Il tema immigrazione è collegato strettamente a quello del razzismo, perché in una società multietnica e multiculturale, che si sta creando a causa dei flussi migratori, sono tante le intolleranze da parte degli ospitanti, che nella maggior parte dei casi sfociano in atti di razzismo e di violenza.


L’integrazione culturale nella nuova società comporta le difficoltà più serie per un immigrato, costituite in genere dalla lingua, dalla religione e dagli stili di vita. Un ruolo importante nell’integrazione dei figli degli immigrati può essere svolto indubbiamente dalla scuola, la quale ha il compito di preservare la cultura del paese di origine, ma anche di insegnare le tradizioni e la cultura del paese ospitante. I cittadini del paese ospitante, invece, devono accogliere gli immigrati e devono rispettare i loro usi e costumi. L’obiettivo, però, non è quello di cancellare le differenze che distinguono un popolo da un altro, ma è riuscire a vedere la “differenza” come un’ opportunità da cogliere per arricchirsi e non più come ostacolo, perché gli uomini sono fortunatamente diversi fra loro per aspetto e per cultura, e questo è un bene che ci permette di confrontarci, senza considerare una razza superiore ad un’altra, perché le razze non esistono, non esistono frontiere che dividono i vari popoli del Mondo; al male del razzismo bisogna corrispondere con la pace, come ci ha insegnato Martin Luter King, perché l’amore è l’arma più forte e duratura, che riesce a valicare qualsiasi confine e che riesce a penetrare fino infondo al cuore.