Migrare significa trasferirsi temporaneamente o stabilmente in un paese straniero o in un luogo diverso da quello natio, per lo più alla ricerca di nuove occupazioni o di più soddisfacenti condizioni di vita a causa di gravi difficoltà economiche.
Cercando disperatamente delle mostre interessanti che potessero lasciarmi delle sensazioni positive (o almeno delle sensazioni) navigando nel web ho trovato ahimè troppo tardi una bellissima mostra a Firenze, Palazzo Strozzi, dell’artista cinese Ai Weiwei, da molti occidentali considerato il simbolo della lotta per la libertà d’espressione nel suo paese. All’interno era illustrata tutta la carriera dell’artista che già un’altra volta nel 2016 aveva affrontato un tema abbastanza importante: l’immigrazione. (https://federicablog.home.blog/2019/05/31/immigrazione/ )
Quest’anno Ai Weiwei ha posizionato 22 gommoni arancioni che inquadrano le bifore della severa facciata a bugnato della residenza medicea. I gommoni sono, ovviamente, il simbolo della tragedia dei migranti che approdano sulle coste d’Europa; l’opera, intitolata Reframe, è arcinota per aver sollevato indignate polemiche da parte di molti critici così come del pubblico, che accusano l’artista di aver speculato cinicamente sul dolore e la morte in mare di migliaia di persone. Nel 2016 era saltato all’occhio rivestendo di 14.000 giubbotti di salvataggio le colonne della Konzerthaus di Berlino, intervento preceduto da un suo soggiorno sull’isola di Lesbo, durante il quale aveva raccolto materiale e numerosi autoscatti con migranti.




Incuriosita da come un tema così pesante potesse essere poi traslato in materia artistica, mi sono imbattuta nella scoperta di un progetto da ritenere interessante. Si tratta di un progetto che ha visto impegnato Bryan McCormack in un lungo viaggio per più di un anno a più riprese negli squat e nei campi profughi di Italia, Francia, Inghilterra, Grecia, Turchia e Balcani. In queste visite l’artista ha raccolto più di 400 disegni di 200 migranti di quindici nazionalità, di diversa lingua, età, provenienza sociale e grado d’istruzione. Tra questi, molti bambini e ragazzi non accompagnati. Ognuno è stato invitato a disegnare, su tre fogli, una rappresentazione del proprio passato, del proprio presente, e del proprio futuro. Il progetto infatti viene intitolato Yesterday-Today-Tomorrow. Ogni serie di disegni costituisce, insieme alla memoria intangibile dell’artista stesso davanti al quale sono stati realizzate e che può decodificarle conoscendone la storia attraverso il racconto orale, tutto ciò che emerge alla nostra conoscenza dell’individualità di persone per lo più recalcitranti, per paura di essere arrestate e cacciate, a testimoniare la propria presenza in un luogo. Persone costrette a nascondersi, a sparire nello stato di illegalità cui le contraddizioni delle nostre regole di accoglienza le condannano. https://www.youtube.com/watch?v=19LNRmf5mRg




In questo caso, l’artista si priva completamente del proprio ruolo di autore, di detentore di un qualsivoglia mezzo espressivo, e con questo della patente di artisticità data al lavoro dal suo intervento. Arte non è più la qualità di un oggetto, o la capacità di creazione/ideazione da parte di un soggetto protagonista, ma ascolto, raccolta, ricordo, testimonianza, comune disposizione di tutti al racconto. La possibilità di esprimersi attraverso un linguaggio visivo e di essere recepiti offre nuova appartenenza, cerca di dare ad ogni individuo la propria voce.
Federica Spinelli




