Eccoci di nuovo insieme cari lettori, ma questa volta devo recitare un grosso mea culpa data la mia assenza più che prolungata (immagino anche il vostro profondo dispiacere).
Quello di cui vorrei parlarvi oggi è un’altra branca di ciò che al giorno d’oggi definiamo arte. Partiamo proprio da questa parola: ARTE. Qual è la prima immagine che vi viene in mente? Pensateci, voi a cosa associate l’arte? Ad una scultura di Michelangelo? Ad un quadro di Monet? Alla cupola di S.Pietro? Se mi facessero questa domanda io risponderei senza dubbio il nome di un quadro, uno qualsiasi.
L’arte pittorica è una delle più antiche espressioni umane, basti pensare ai cavernicoli che con le pitture rupestri comunicavano qualsiasi avvenimento o pensiero. Andando avanti con il tempo e con l’evoluzione dell’uomo, l’arte pittorica ha continuamente cambiato volto, modalità e anche definizione. Pensiamo al giorno d’oggi come anche una tela bianca possa essere definita opera d’arte.

La pittura quindi non è solo l’unione di colori diversi sopra una tela, ma nasconde dentro di sé la complessa visione interiore di un uomo o una donna; lo studio preciso di determinate tecniche, luci, ombre e toni. La pittura è senz’altro colei che gode del primo posto tra tutte le arti e non solo perchè nel tempo si è sviluppata una divisione tra “arti maggiori” e “arti minori”, ma anche poichè ha una facilità di fruizione diversa rispetto alle altre atri. Esistono dunque diverse tecniche e diversi soggetti, tra i quali paesaggi, nature morte, allegorie, autoritratti e ritratti.
Una figura sulla quale vorrei soffermarmi è la donna. Sappiamo come l’universo femminile sia stato sempre oggetto prediletto dell’attenzione artistica, da oggetto da ammirare, in veste di angelo o di tentatrice, a soggetto misterioso che s’interroga sulla propria identità fino alla nuova immagine nata dalla contestazione degli anni sessanta. Con il tempo quindi il ruolo che ha avuto la donna nell’arte è stato sempre più diverso.

Presso molte antiche civiltà la donna era il perno della società, era depositaria del principio della vita, della fecondità e, come tale veniva rappresentata.
La mitologia greca, invece, conferisce alla donna-dea una dimensione irraggiungibile: pensiamo, per esempio, alle composte rappresentazioni statuarie, risalenti al V secolo A. C. Dall’altra parte la mitologia romana la rende più “umana” e meno potente rispetto alle divinità maschili.
Facendo un grande salto, nell’arte medievale, che presenta quasi sempre soggetti sacri, il soggetto per eccellenza sono le madonne che si presentano composte, dolci ed eleganti ed ovviamente con volti praticamente umani.
Si può affermare che la figura femminile , nonostante i diversi stili e il diverso gusto estetico, sia stata sempre rappresentata con fattezze angeliche e delicate, sia nell’Umanesimo che nel 600.
In pittura, la donna viene rappresentata come “strega” soltanto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, quando molti artisti esprimono la loro inquietudine e il loro disagio nei confronti della donna che viene vista come “femme fatale”, colei che divora e sottomette totalmente l’uomo, e come tale la rappresentano sulla tela (ci è voluto un po’ per capire effettivamente la nostra indole, eh?).

Dopo questo breve e blando riassunto realizzato grazie alle mie informazioni pregresse di storia dell’arte, impartite dalla mia FANTASTICA Prof. del liceo che mi fece venire gli incubi… credo che la donna non possa essere incasellata in un ruolo specifico, dimenticando di definire così la sua essenza. Una donna non può essere definita in una sola parola, ovviamente anche l’uomo (ce ne sarebbero così tante!!!). Gli esseri umani sono così affascinanti e irrazionali che una tela non potrebbe dirci e farci capire tutto ciò che hanno dentro.

